buongiorno mondo

ci vediamo ogni mattina
lunedì, 26 gennaio 2009

e che il quotidiano diventi eroico

nonna e mamma 19381926 . Aveva 15 anni e lasciava un paesino sperduto tra le montagne basche, i genitori, le sorelle, la fame e la miseria.  A Buenos Aires, con una zia. Ha fatto l'apprendista, poi la commessa.

1937 Il piroscafo per l'Europa. Lasciava la sua casa, la tranquillità, certi progetti. Si portava dietro una bambina di pochi mesi, nata nel caldo di un paese pieno di promesse.  A Drancy (Parigi) a cucire per vivere insieme alle altre donne mentre l'italiano a cui aveva legato la vita combatteva la guerra più dura (in Spagna con i comunisti di tutto il mondo per un ideale che affascina tanto quanto sarà letale).

1941 Cosa ci fanno queste rifugiate con passaporto italiano nella Parigi occupata? Spediamole al loro paese! Così i tedeschi le mandano in una città estranea, dove si parla una lingua sconosciuta alla bambina cresciuta tra mura domestiche use allo spagnolo e cortili echeggianti francese, e balbettata dalla giovane donna  di idioma castigliano, dove c'è una famiglia mai vista (un suocero burbero, un bel po’ di cognate..), mentre il marito passa dal fronte spagnolo di Guadalajara al campo di detenzione in Francia,  e poi al confino in Italia.

1943-44 Con l'8 settembre ritorna il marito, ma va in collina, e da lì non ritorna, partigiano caduto sotto il “fuoco amico” degli aerei inglesi che preannunciano la fine ed il nuovo inizio.

1944-2000 Vedova a 34 anni, straniera in casa dei suoceri, pochi anni da sola e poi in casa del genero. Cresce la figlia, accudisce gli anziani, poi accudisce i nipoti. Cinquantasei anni vissuti nello stesso luogo, tra le mura di casa, tra i fornelli e le scope. E lo stesso spirito fino al nuovo secolo, fino all’ultimo giorno.

Io ho diviso con mia nonna la camera per vent’anni: alla mattina era in piedi prima di tutti; alla sera il segno di croce dopo indossata la camicia da notte e prima di infilarsi nel letto; durante il giorno attenta a che tutto fosse a posto per tutti e che tutti facessero il dovuto.

Così ho capito che il quotidiano si vive con lo stesso animo di una impresa.

 

 

postato da vanwitch alle ore 22:23 | link | commenti (3)
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martedì, 20 gennaio 2009

che l'eroico diventi quotidiano

FrecciaNera2Da bambina amavo leggere. Vivevo in un mondo di avventure con Sandokan e D'Artagnan, con Mr. Fogg e Michele Strogoff, con Tom Sawyer, Davide Copperfield e Jo March.

Da bambina ho scoperto un libro di mitologia greca. Ho amato le descrizioni degli dei e dei loro difetti; ho ancora più amato le storie degli eroi: Perseo che uccide la Gorgone; Teseo che conquista il vello e perde il padre Egeo per un equivoco e Ulisse e Achille!

Da bambina era in b/n e guardavo la tv. E vivevo a Forte Apache con Rin Tin Tin, combattevo le ingiustizie con Zorro, risolvevo i misteri di Padre Tobia e (unica concessione serale) ero la Joanna innamorata di Dick Sheldon che fuggiva dal cattivissimo Sir Daniel finchè la Freccia Nera non completava la sua azione giustiziera.

Da bambina mi raccontavano del nonno partigiano morto nella resistenza,  e del trisnonno garibaldino che indossava sempre la camicia rossa per onorare il suo generale, e del bisnonno socialista che insegnava a leggere ai braccianti, e del prozio campione di motociclismo.

E per me la vita non poteva che essere così:  qualunque cosa possa succedere si risponde da protagonista.

Da liceale ho letto il Signore degli Anelli, ed è stata l'avventura definitiva.

postato da vanwitch alle ore 22:59 | link | commenti (3)
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lunedì, 12 gennaio 2009

Guardiani e marinai

MNOT02

1851 - Our situation is perilous. If anything happens before day dawns on us again, we have no hope of escape. But I shall, if it be God's will, die in the performance of my duty.

La nostra situazione è pericolosa. Se succede qualcosa prima di domani non possiamo sperare di scappare. Ma io morirò, se questa sarà la volontà di Dio, facendo il mio dovere.

Bennet, il guardiano, aveva affidato queste parole ad una bottiglia ma quella volta si salvò. Pochi mesi dopo, comunque, morirono, nel crollo del faro travolto da una nuova tempesta, i suoi 2 giovani aiutanti. 

E' così anche ora. Viviamo circondati dalla tempesta, vediamo le onde sempre più alte e pensiamo solo che ne saremo travolti.

 Non possiamo controllare il mare, ma possiamo sapere perché siamo lì.

Il faro è avanguardia di speranza per i marinai, che da lui (dalla luce, dal suono) ricordano che c’è il porto lì vicino, hanno una indicazione per raggiungere la terra sicura,  non sono lasciati soli ad affrontare le onde.

E noi guardiani sappiamo che un giorno arriverà il sereno.

Ho parlato per la prima volta di questa metafora del faro a maggio dello scorso anno, in un intervento di formazione in cui ero docente, ma ora è qui per il Dottor Ugo. 

 

postato da vanwitch alle ore 17:38 | link | commenti (5)
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