
C’era una volta in Spagna l’usanza di signore, di una certa età, senza particolari impegni familiari (vedove o signorine nubili) di accogliere
L’usanza in qualche modo era una istituzione, e si chiamava l’Amica.
Anche se non sono più una bambina, anche se il ricamo e tenere la casa lo faccio già da me, un luogo così quanta pace poterlo frequentare, quanto privilegio saperlo per me aperto.
Grazie Amica Daniela.
Ps. Qualcuno prima se n’era già accorto, pur facendo riferimento ad un altro continente, ma oggi non è generica osservazione, è soprattutto stupore e gratitudine nel constatare che è per me, proprio a mio vantaggio.
Il marinaio amava il mare: Proprio per questo aveva scelto il suo mestiere. Fin da bambino appena poteva correva alla spiaggia o al molo, e guardava l’azzurro: le piccole increspature in movimento, la superficie trasparente che dopo un po’ si abbuia a nascondere il fondo, la schiuma bianca dell’infrangersi contro gli scogli delle onde più bellicose e poi lontano, dove la distesa d’acqua perde le dimensioni e diventa semplice colore, e solo una linea la distingue dal cielo. Così, non senza discussioni, appena l’età glielo aveva consentito, si era imbarcato, ed ora, dopo tanti anni, il salmastro era nella sua pelle indurita dal sole, tra i suoi capelli secchi e arricciati dal vento, nell’ aria che riempiva i polmoni, e sulle ciglia degli occhi che liberi da ostacoli erano usi a guardare lontano.Quel giorno la tempesta era arrivata improvvisa, mentre l’imbarcazione era ancora in crociera, assai distante dalla costa e da un porto. A nulla erano serviti i tentativi di correre ai ripari, la barca continuava il suo su e giù, sballottata in ogni direzione, e l’arrivo della sera aveva reso ancora più precarie le resistenze opposte dall’uomo allo scatenarsi della natura. Non potendo più fare nulla era tornato al passatempo da bambino: aggrappato alla balaustra, il marinaio guardava le onde alzarsi ed abbassarsi, poi infrangersi contro la barca e su di lui. Percosso, schiaffeggiato dall’acqua e dal vento, bagnato, intriso fino alle ossa dall’umido, aveva rivisto la sua vita: la casa dove la sposa lo attendeva ansiosa, i genitori ormai anziani e fiduciosi di essere accuditi, i bambini pronti a crescere cercando la sua guida, e aveva maledetto la sua irruenza e la sua avventatezza. Poi era subentrata la rabbia, contro la solitudine in cui si trovava, e l’incomprensione, l’imbecillità di tutti quei soccorsi (dov’è ora la Capitaneria di Porto – che non ha avvisato- dov’è la guardia costiera? Dove gli elicotteri?)
Gli rimaneva solo il mare, scuro e lampeggiante, nero d’acqua e bianco di schiuma, freddo e violento, che facendolo oscillare a poco a poco lo richiamava insistentemente a se. La stanchezza aveva il sopravvento, l’idea della morte non era poi così mostruosa, anzi, assomigliava sempre più ad un eroismo, sempre più poteva diventare Ulisse, così come lo racconta Tennyson:
“Forse è destino che i gorghi del mare ci affondino; forse,
nostro destino è toccar quelle isole della Fortuna,
dove vedremo l’a noi già noto, magnanimo Achille.
Molto perdemmo, ma molto ci resta: non siamo la forza
più che nei giorni lontani moveva la terra ed il cielo:
noi, s’è quello che s’è: una tempera d’eroici cuori,
sempre la stessa: affraliti dal tempo e dal fato, ma duri
sempre in lottare e cercare e trovare né cedere mai.”
La luce del faro, che gli giunse trapassando il buio della notte ormai calata, arrivò come una sciabolata ad annientare quest’ultimo pensiero.

La profemate dice di premiarmi con questo
in realtà si tratta di un premio di cui non capisco neanche il senso (cioè mi premi per la mia onestà passata, o è come il Nobel ad Obama, per la mia buona volontà?)
Comunque, affidatomi il compito lo eseguo, ma come pare a me.
Le mie 10 cose, perciò, usciranno a puntate come i romanzi d'appendice, si riferiscono alle "parole" che io amo e non intendo spremermi le meningi per cercare di rifilare ad altri il medesimo onere.
1. Libertà - Il dono più grande di Dio agli uomini.
La questione più affascinante, determinante della mia vita. Ha deteminato l'inizio e tutte le mie scelte, e di giorno in giorno imparo sempre più cosa vuol dire.
Giorno per giorno diventa a me concreto che libertà non è mera scelta tra opzioni plurume, ma corrispondenza sperimentata tra i miei desideri più profondi e le circostanze quotidiane.
2. Saggezza.
Al tempo in cui la vita si esprime più per gli ideali cui aspira che nelle azioni per realizzarli (la prima giovinezza dove tutto il tempo è davanti) era la forma descrittiva del mio obiettivo nella vita.
Saggezza come conoscenza delle cose, non come enciclopedia, ma nel risvolto concreto del sapere per fare la cosa giusta. Curiosità del mondo, non accontentarsi dell'immediato, del banale, dello scontato e dell'apparenza. Amore alla verità, se non suonasse troppo pomposa come definizione e troppo filosofica come attività.
Uguale dignità all'interesse per il funzionamento di una lampada, per la ricetta di un piatto di cucina, per i procedimenti di risoluzione di un integrale e per la ricostruzione delle vicende della storia d'Inghilterra.
Una stretta di mano, nascosta, in basso dietro il tavolo dei relatori tra due vecchi signori. (vista solo perché ero seduta laterale)
Questo rincuorarsi nella amicizia, il gesto più semplice ed umano, il vecchio accademico professore, uomo di pensiero e di potere, esperto di politica e di mondo, e l’anziano sacerdote, educatore di popolo e teologo, semplice prete e raffinato filosofo, vale più di qualsiasi presentazione di quello che sono venuti a presentare “L’ineludibile questione di Dio”.
Perché Pietro Barcellona sostiene: “"Dio non è un problema della logica e della filosofia teoretica, … ma un problema dell'inspiegabile all'interno dell'esperienza umana…Dio è un'interrogazione quotidiana e un incontro improvviso”.
E Don Ciccio “Il professor Barcellona pone delle domande… Questa domanda e la nostra amicizia mi costringono a ritrovare le ragioni della fede, che ha sostenuto e sostiene la mia vita e a comunicarle…”.
Uomini che pongono domande e uomini che desiderano la sfida di quelle domande per possedere le ragioni della fede che sostiene la loro vita. E per questo sono amici.
Basta questo a fare il Meeting.
Meglio un mese dopo che mai, dedicato a quelli che erano a Rimini e non ho incontrato e al catanese che era quel giorno accanto a me a porre domande.
Ai piccoli si raccontano le fiabe e il fantasy va bene anche per i grandi. Ascolti, guardi (ora ci sono anche tanti film) e un giorno, come tutte le cose vere dell’umano, trovi che siano il modo più adeguato per prepararti, per dirti l’indicibile.
Adesso le streghe vanno di moda ma nelle Storie sono un’incarnazione del male e vanno temute. Ingannano, corrompono.
Ci sono due lusinghe, quella di Sauron e Saruman, la guerra per il potere degli uomini, potere sul mondo e l’altra (intuita e sventata da Galadriel), quella della Strega Bianca di Narnia, non guerra di armi, ma insinuazione e fascino, potere sulle persone.
Uomini (o maghi e stregoni) promettono il mondo, donne (o maga Circe o “Medusa”della Sirenetta) promettono sé stesse.
Dei primi ne ho visti tanti, e non mi fanno più paura, ora però si tratta di Edmund. Allora occorre la semplicità del cuore di Lucy. E aspettare Aslan.
O meglio, ho visto un amico stravolto da un incontro, trasformato, senza vita.
Era sempre stato un giochetto teorico ed intellettuale scherzare sul “potere delle donne”, disquisizione dell’ingegno immaginare la corruzione all’opera.
Forse quello che più ci si era avvicinato – ma era un film, ed un romanzo prima- “Le relazioni pericolose” suscita emozione, ma fuori dalla vita.
Ora invece è dolore sgomento per il male visto, insieme alla consapevolezza che c'è meno di un passo dall’essere così. Come in Auschwitz di Chieffo: “non è possibile essere come loro” insieme a “non è difficile essere come loro”.

dopo aver saltellato qua e là per un paio di mesi, con una disorganizzazione tendente al limite umano
dopo aver smarrito tre volte tre la password per accedere al mio account splinder
dopo una serie di post accarezzati e mai scritti
dopo incontri pregustati e mai realizzati
l'inizio di settembre mi fa ben sperare*.
*la speranza è certezza del futuro! Non ottimismo